xvi edizione umano non umano rileggere la societa del rischio dentro la natura

Ammesso (ma non concesso) che il termine “umano” non abbia bisogno di ulteriori specificazioni, è invece bene premettere che “non umano” non significa “artificiale” (leggi: intelligenza artificiale), né “disumano”, ossia privo di umanità. “Non umano” è l’espressione con cui da tempo gli antropologi, ma non solo loro, si riferiscono alle forme di vita non umane, appunto, che per inciso costituiscono la gran parte delle manifestazioni della vita sul pianeta Terra. La virgola che compare nel titolo svolge una delle funzioni che le assegna la grammatica: unire ciò che la precede a ciò che la segue.

Così, con questo titolo, l’edizione 2025 di “Leggermente” mette le mani avanti e dice al lettore: se hai in testa l’opposizione cultura/natura, tra società umana da una parte e natura non umana dall’altra, ebbene sappi che ti verrà chiesta la disponibilità a metterla in discussione. È l’intenzione programmatica che “Leggermente” dichiara con il sottotitolo, in cui “Rileggere” vuole significare, in senso lato, “ripensare”: riconsiderare una lunga tradizione di pensiero che non solo ha separato l’umano dal non umano, ma ha anche sancito la superiorità del primo sul secondo. Con conseguenti comportamenti di appropriazione e sfruttamento che dispiegano sempre più i loro effetti sotto i nostri occhi. La “società del rischio” è questa: quella che, lo sappia o meno, di fatto mette in pericolo la vita stessa in ogni sua manifestazione, umana e no. E poiché, ci piaccia o non ci piaccia, di questa società facciamo parte, ecco allora che “Leggermente” fa propria l’indicazione che viene da più parti e che ci invita a un cambio di prospettiva: a non pensarci più come esterni alla natura, e magari in competizione con essa, ma “dentro” lei, come una sua parte, con tutte le responsabilità che ne derivano.